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Italia

2016/08/22

Italia cara, perché ci vogliamo così male?

(da “La Nuova Bussola Quotidiana)

Le cose vanno che peggio sarebbe difficile immaginare a cominciare dall’economia che non riparte: siamo praticamente gli ultimi o quasi. Una denatalità che ci condanna all’estinzione. Un presidente del consiglio chiacchierino che sembra non sapere più da che parte girarsi. L’unica cosa che è riuscita bene al decisionista-rottamatore Renzi – a parte la sbandierata proclamazione dell’unicità italiana che non spiega però in cosa consista - è l’aver imposto a colpi di voti di fiducia sia alla camera che al senato la conquista del simil-matrimonio omosessuale. A seguito della dichiarazione (spavalda? goliardica?) di non aver giurato sul vangelo ma sulla costituzione.

Il dramma dei migranti che si trasforma in un bengodi per alcuni che ci guadagnano mentre i più poveri di noi sono sempre più poveri, senza nessun aiuto e senza nessun prelato che li difenda. La barzelletta che i soloni della sinistra non vogliono migranti a casa loro (a Capalbio, per esempio). Il mondo dell’informazione che lascia allibiti: qualche sera fa al tg2 hanno dedicato tempo, sorrisi, primi piani e delicatezza nel mostrare quanto felici sono due donne lesbiche una delle quali vincitrice di medaglia. Una vera e propria sponsorizzazione della vita senza drammi e senza problemi, senza morte in agguato, che sarebbe propria del mondo di chi si accoppia con compagni dello stesso sesso.

Possibile che ci siamo ridotti a questo punto di idiozia? Cosa impedisce al nostro cervello di ragionare? I vescovi d’altronde si compiacciono di raccontare storielle edificanti sulla misericordia divina che, grazie ad Abramo e alla sua intercessione, evita di castigare Sodoma.

E’ un mondo alla rovescia. In questi giorni a Fabriano i fratelli di comunità ospitano due seminaristi ucraini –che vivono della più totale carità - venuti in Italia per imparare l’italiano: vedono nella possibilità di aiutarli l’occasione di servire in loro Gesù e l’evangelizzazione e fanno a gara a cucinare i migliori pranzi di cui sono capaci. Perché la contentezza di sé sta nel fare le cose semplici, le cose che hanno un senso.

Un’Italia unica, piena di bellezza, dalla civiltà urbana più ricca che sia possibile immaginare, questa Italia anno dopo anno ha dimenticato se stessa e, dopo la contestazione, è scivolata nel regno delle strade morte: dei desideri folli. Del pensiero che sia possibile vivere bene pensando solo a se stessi, alle vacanze, all’eliminazione delle difficoltà rompendo i matrimoni alle prime difficoltà, lasciando i figli unici e soli, esigendo che la cosiddetta società risolva tutti i problemi del nostro vivere quotidiano. Dopo qualche decennio questo tipo di civiltà di cartapesta si è spezzato, perché essendo morte le persone è morta anche l’economia. Perché anche i figli e i nipoti degli imprenditori hanno pensato solo ad incassare soldi vendendo le imprese a cinesi, arabi, francesi, in modo da non avere problemi di sopravvivenza.

L’Italia che non ha voluto avere problemi è subissata di problemi. Quanti hanno voluto imporre una loro particolare idea di uguaglianza hanno ottenuto il contrario: nelle scuole dove la promozione è obbligata altrimenti il preside e i professori passano guai, nella scuola di inseganti trasformati in burocrati, in questa scuola restano e resteranno solo i figli di chi non ha soldi per mandare la progenie in scuole di eccellenza che sempre più si diffonderanno e sempre più costeranno. La subcultura di sinistra ha soffocato lo spirito degli italiani. La gnosi, le consorterie massoniche e malavitose, hanno occupato tutti gli spazi del vivere civile togliendo l’anima. Aspirando l’anima, portandola via. L’anima italiana è cattolica. Da quasi due millenni. O ritroviamo la speranza nella vittoria sulla morte che Cristo ci ha conquistato (con tutta la pace e il realismo che questo comporta), con la consapevolezza che non ci sono scorciatoie, che la vita è molto dura e che le scelte sbagliate si pagano care; o la smettiamo di pensare alla “felicità” di qualcuno che vuole vivere con altri dello stesso sesso come se questa fosse una conquista di civiltà e favole simili, o la nostra vita sarà spazzata via.

Dopo tanta libertà e tanta uguaglianza ci sono segnali che vengono dai paesi che pure hanno imposto questa deriva antropologica che le cose potrebbero cambiare. Il presidente Hollande che fa visita al papa, per esempio, è un fatto inimmaginabile fino a qualche mese fa quando la Francia voleva imporre al vaticano di essere rappresentata da un ambasciatore omosessuale. Chissà che anche da noi qualcuno non si svegli. Cattolici e prelati compresi.

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Mussulmani in piazza Duomo a Milano

2016/07/30

L’Italia? O si “pente” o diventerà islamica

(da “La Nuova Bussola Quotidiana)

Due ragazzi che decapitano un prete molto vecchio nella sua parrocchia facendosi filmare ed inneggiando alla vittoria di Allah: difficile negare che si sia trattato di un atto di matrice eminentemente religiosa. Non cercavano né soldi, né potere, era anzi certo che ci avrebbero rimesso la vita.

Per diversi decenni la storiografia di matrice marxista ha accusato l’Occidente e i “crociati” di aver cercato in Oriente feudi, soldi e potere. Era vero l’esatto contrario: i crociati facevano un pellegrinaggio armato in difesa della memoria storica del cristianesimo dall’annientamento che rischiava di subire ad opera dei turchi selgiuchidi, mettendo in conto il gravissimo pericolo che avrebbe corso la loro vita, confessandosi e facendo testamento prima di partire.

Il Dio di Maometto ordina la conquista di tutto il mondo e vuole che gli infedeli si pentano e si convertano altrimenti devono subire una giusta punizione (“la ricompensa di coloro che combattono Iddio e il suo Messaggero e si danno a corrompere la terra è che essi saranno massacrati, o crocifissi, o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti, o banditi dalla terra”, Corano 5,33; “Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi […] Non siete certo voi che li avete uccisi, è Allah che li ha uccisi”, Corano 8, 12-17): difficile sostenere che chi mette in pratica alla lettera questi comandi – cosa ripetutamente accaduta nel corso dei secoli - stia disobbedendo alla volontà di Allah: santa è la guerra che sottomette gli infedeli (jihad).

Non a caso un grande italiano, il cardinale Giacomo Biffi, rivolgendosi in una nota pastorale alla città di Bologna il 12 settembre 2000, così metteva in guardia le autorità civili sul fenomeno migratorio: «I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali (che pure hanno il loro peso). Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l’identità propria della nazione. L’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà non deve andare perduto».

In vista di una «pacifica e fruttuosa convivenza», ammoniva Biffi, «il caso dei musulmani va trattato con una particolare attenzione. Essi hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra (fino ad ammettere e praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di solito a proclamarla e farla valere aspettano prudentemente di essere diventati preponderanti». «Sarà bene che nessuno ignori o dimentichi», proseguiva, che il cattolicesimo rimane «la ‘religione storica’ della nazione italiana».

Apriti cielo! Unanimi furono le reazioni di sdegno di fronte ad un pensiero così evidentemente fanatico, intollerante, oscurantista, reazionario. Chissà cosa scriverebbero oggi gli autori di quelle invettive!

L’Italia che ha ripudiato le sue radici, che ignora i dogmi fondamentali della propria fede, che non ha più cultura perché più nulla è stato insegnato alle nuove generazioni, che vive di politicamente corretto cioè di malattia cerebrale acuta, che ha smesso di fare figli e si interessa solo dei diritti civili intesi come matrimonio omo, utero in affitto, diritto alla dolce morte e compagnia cantando; ha ragione Biffi, questa Italia o si pente delle menzogne anticattoliche di cui si è pasciuta e si converte dall’abominio dell’apostasia o sarà musulmana.

Al seminario della Fondazione Migrantes il 30 settembre 2000 Biffi affermava: «Questa ‘cultura del niente’ (sorretta dall’edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come unica salvezza per l’uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa - potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto».

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Carmen Hernandez

2016/07/24

Shalom Carmen, donna libera e amante di Gesù

(da “La Nuova Bussola Quotidiana)

Grande intellettuale? Certamente Carmen lo è stata. Ma non basta. Perché accanto all’intelligenza, all’immediata percezione dei nodi centrali dei diversi problemi, Carmen ha avuto un’attenta, minuta, costante attenzione alla vita delle singole persone che incontrava. Anche i più lontani da lei. Donna senza barriere ideologiche, senza moralismi, avvicinava tutti con uguale attenzione, semplicità e fermezza. Donna che poteva a volte sembrare dura. Perché mai ha fatto compromessi. E perché diceva sempre la verità, non facendo attenzione a chi aveva davanti, fosse pure l’uomo più potente del mondo. Donna libera.

Libera perché amante di Gesù. Di quel Gesù che l’ha chiamata da bambina alla missione. Che l’ha formata negli anni facendole prendere parte alla sua passione e dandole prova della sua risurrezione. Perché, lo diceva spesso, non si può risorgere se prima non si muore. Chimica, teologa, lettrice indefessa dei padri e dottori della Chiesa come di tutta la letteratura teologica contemporanea, attenta studiosa dei pronunciamenti e documenti pontifici, Carmen, figlia di una famiglia molto ricca, agli inizi degli anni sessanta ha passato due anni in Israele lavorando come cameriera in case di famiglie ebraiche. Di qui l’amore per la terra di Gesù, la conoscenza della vita del Messia a partire dai luoghi e dalle pietre da lui calpestate. La geografia che si fa storia. La storia che si capisce a partire dalla geografia.

La conoscenza di Israele, della liturgia e della letteratura ebraiche, della concreta vita del popolo ebraico, ha segnato non solo la fede di Carmen, ma ha anche cambiato la vita dei fratelli del Cammino che, dietro di lei, hanno scoperto, vissuto e amato le tradizioni che Gesù ha praticato e vissuto come ebreo. “Amante della vita”: questo è il Dio di Israele e questo è il Dio che Carmen ha conosciuto e amato. Proprio per questo ha potuto difendere la vita e la donna che la vita gesta e custodisce. In una delle sue intuizioni più profonde ha capito con larghissimo anticipo che oggi, a essere minacciata, è soprattutto la donna. E proprio grazie alla sua principale caratteristica: la donna possiede la matrice della vita.

Quella vita che Satana vuole distruggere. Per invidia. L’invidia dei demoni per la donna che partorisce figli. Che partecipa con Dio all’opera della creazione. Anche per questo tutte le famiglie del Cammino sono piene di vita. Piene, esuberanti di figli, di nipoti e, quindi, di speranza. L’orrore dell’attacco gnostico contro la vita che oggi si dispiega sotto i nostri occhi, Carmen lo ha visto per tempo e ha risposto: con la Parola di Dio, con la fedeltà alle indicazioni della Bibbia e del magistero. Con la gratitudine a Paolo VI e alla sua eroica enciclica Humanae vitae.

L’idea di scrivere un pezzo su Carmen non è venuta a me. Per l’impossibilità di rendere giustizia a uno spirito gigante come il suo con qualche riga. Perché troppo complessa e ricca è la sua vita trascorsa salvando quanti incontrava. Compresa me. Donna che con grande umiltà e quasi con nascondimento ha fornito le basi liturgiche e dottrinali di quella magnifica realtà che è il Cammino. Mi sono limitata ad accennare ad uno degli aspetti più caratteristici della spiritualità di Carmen: l’amore per le radici ebraiche del cristianesimo.

Per questo chiudo citando alcune delle parole di condoglianza inviate a Kiko dall’influente rabbino americano Jay Rosenbaum, lette da don Francesco Voltaggio al funerale: «Carmen era davvero il cuore del Cammino e la passione e lo spirito che hanno mosso Kiko nel suo annuncio del Signore. Lei è stata una Tzadik –una donna santa e giusta dallo spirito profetico e dallo sconfinato amore per i figli di Dio. É stato un raro privilegio per me averla incontrata alla Domus lo scorso anno e aver sperimentato la Ruach Ha Kodesh, lo spirito di santità, che possedeva in modo unico. Pregherò per Carmen e dirò un Kaddish per lei durante la liturgia. Shalom». Shalom Carmen e grazie.

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Invio Famiglie 2016

2016/07/13

Politeismo pacifico? Chiedete a Nerone e a Hitler

(da “La Nuova Bussola Quotidiana)

Sul Corriere della Sera di ieri, in un articolo che pure porta finalmente alla ribalta il problema islam, Ernesto Galli della Loggia in un inciso scrive: «Tutti sappiamo che il monoteismo in quanto tale intrattiene un oscuro rapporto con la violenza». La frase è bella. Ma falsa.

Non è vero che i monoteismi in quanto tali intrattengano «un oscuro rapporto con la violenza»: è vero per l’islam che prevede anche la violenza (non oscura, ma esplicita) affinché il nome di Allah sia onorato e rispettato da tutti e in tutto il mondo. Qualche esempio tratto dal Corano, il libro che Allah detta a Maometto (detta, e quindi è difficile pensare che possa essere modificato dal momento che è Dio stesso a parlare e ordinare): «In verità, la ricompensa di coloro che combattono Iddio e il suo Messaggero e si danno a corrompere la terra è che essi saranno massacrati, o crocifissi, o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti, o banditi dalla terra» (Corano 5,33); «Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi […] Non siete certo voi che li avete uccisi, è Allah che li ha uccisi» (Corano 8, 12-17).

La leggenda del politeismo tollerante nasce in ambito anticristiano: è un modo come un altro per infamare, anche se indirettamente, i cristiani, facendo di tutta l’erba un fascio. Per chiarire quanto tollerante e non violento fosse il politeismo pagano basta citare un brano di Tacito che così racconta la prima persecuzione anticristiana scatenata da Nerone: «Quando andavano alla morte si aggiungevano loro gli scherni: si facevano dilaniare dai cani, dopo averli vestiti di pelli ferine, o si inchiodavano su croci, o si dava loro fuoco, perché ardessero a guisa di fiaccole notturne dopo il tramonto del sole. Nerone aveva offerto per tale spettacolo i propri giardini e celebrava giuochi nel circo, frammischiato alla plebe in abito d’auriga, o prendeva parte alle corse, in piedi sul carro».

Convinto della pacifica positività del paganesimo è Adolf Hitler, che esplicita la sua convinzione in modo chiarissimo ne i Discorsi a tavola: «Il mondo antico aveva i suoi dei e serviva i suoi dei. Ma i preti, interposti tra gli dei e gli uomini, erano servitori dello Stato, perché gli dei proteggevano la Città. Insomma, erano l’emanazione di una potenza che il popolo aveva creata. L’idea di un dio unico era impensabile per quella gente. In questo campo i Romani erano la tolleranza in persona. L’idea di un dio universale non poteva apparir loro che una dolce follia».

Hitler si ripromette di liberare il mondo da ebrei e, a seguire, cristiani. Il presupposto culturale su cui è fondato il suo sogno palingenetico è duro a morire. Non sarebbe ora di farla finita con questo ciarpame anticristiano? Non ha ancora fatto abbastanza danni (soprattutto a noi italiani) la capillare, menzognera, propaganda anticattolica?

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Invio Famiglie 2016

2016/06/11

La libertà deviata che ha animato Lutero

(da “La Nuova Bussola Quotidiana)

Libertà e uguaglianza: le due parole che hanno fatto la storia moderna hanno Lutero come padre. Solo che bisogna intendersi sul loro significato. Libertà? A Lutero interessa quella dei principi. Papa e vescovi non obbediscono alla sua idea di riforma? Bene, vuol dire che la riforma la faranno i principi da lui investiti dell’autorità spirituale. La libertas ecclesiae scompare? Che importa, trionfa il vero vangelo di Gesù Cristo così come insegnato alla suola di Wittenberg, definita propria della “Chiesa cattolica di Cristo”.

L’uguaglianza va ristabilita: sacerdozio universale. Papi, vescovi, abati, religiosi, vanno azzerati. Lutero stabilisce che le ricchezze da loro amministrate (si calcola che la chiesa imperiale possedesse un terzo della ricchezza nazionale) vadano regalate ai principi. I cavalieri si ribellano perché vogliono parte del bottino tanto miracolosamente piovuto dal cielo? I cavalieri vanno combattuti così come i contadini. A loro riguardo Lutero stabilisce: “Chiunque lo possa deve colpire, strozzare, accoppare in pubblico o in segreto, convinto che non esiste nulla di più velenoso, nocivo e diabolico di un sedizioso, appunto come si deve accoppare un cane arrabbiato, perché, se non lo ammazzi tu, esso ammazzerà te e tutta la contrada con te”.

Qualche anno più tardi il più grande rivoluzionario del secondo millennio ammetterà la sua responsabilità nell’eccidio: “Nella sollevazione io ho ammazzato tutti i contadini, tutto il loro sangue è sul mio collo. Ma io lo rovescio su nostro Signore Iddio; egli mi ha imposto di parlare in modo siffatto”. Sì, perché il predicatore della libertà nega il libero arbitrio. Quindi nega la responsabilità individuale e “rovescia” tutto sulle spalle di nostro Signore. Paragonare, come alcuni fanno, Lutero a Francesco d’Assisi è quasi blasfemo.

Per Lutero la libertà è libertà da Roma. Perché a Roma c’è l’anticristo. Questa convinzione è tanto radicata nel monaco agostiniano da ripeterla dal 1520 –praticamente dall’inizio della sua campagna antiromana- fino alla morte. “Asino, cane, re dei ratti, coccodrillo, larva, bestia, drago infernale, escremento del diavolo, porco epicureo”: questi alcuni degli epiteti che Lutero riserva ai successori di Pietro. Lutero affianca l’allegra spensieratezza delle parole alla pesantezza delle immagini. Come tutti i rivoluzionari vuol far nuove tutte le cose, culto compreso. Una spietata iconoclastia purifica le chiese dalle incrostazioni idolatriche del culto cattolico: statue, affreschi, mosaici, croci, oggetti di culto di varia natura, paramenti, tutto distrutto. Se nelle chiese resta il vuoto, nelle case private Lutero vuole siano ben visibili, per la loro preziosa funzione pedagogica, un nuovo tipo di icone progettate in collaborazione con Lucas Cranagh il Vecchio. Si tratta di xilografie che mostrano al popolo, al popolo ignorante che non sa ben orientarsi, quale sia la vera natura del papa, della chiesa cattolica, degli ordini religiosi: immagini oscene, di rara violenza, che serviranno da falsariga ai rivoluzionari francesi.

Lutero uomo della misericordia? A parte quella mostrata nei confronti della chiesa di Roma e dei contadini, c’è anche la misericordia riservata agli ebrei: misericordia che farà scuola nella Germania strappata alla tradizione romana. Tre anni prima della morte, nel 1543, Lutero scrive Degli ebrei e delle loro menzogne e offre ai principi sette “consigli salutari” su come comportarsi nei loro confronti. Ne riportiamo tre:

- primo: “è cosa utile bruciare tutte le loro Sinagoghe, e se qualche rovina viene risparmiata dall’incendio, bisogna coprirla di sabbia e fango, affinché nessuno possa vedere più nemmeno un sasso o una tegola di quelle costruzioni”;

-secondo: “siano distrutte e devastate anche le loro case private. Infatti, le stesse cose che fanno nelle Sinagoghe, le fanno anche nelle case”;

-settimo: “sia imposta la fatica ai Giudei giovani e robusti, uomini e donne, affinché si guadagnino il pane col sudore della fronte”.

Divisione della cristianità, odio per Roma e la sua tradizione, odio per gli ebrei, dilapidazione dell’immenso patrimonio della chiesa tedesca, settarismo, pauperismo, guerre civili, utilizzo spregiudicato della storia ad uso di una propaganda menzognera, totalitarismo fino ad allora sconosciuto nelle nazioni cristiane, disprezzo per il popolo, nazionalismo esasperato. Queste alcune delle conquiste attribuibili alla riforma. Avremmo sperato che fossero i luterani a tornare a Roma, contenti che l’odio verso Pietro, nonostante tutto, non abbia prevalso. Contenti di tornare a casa. Come da qualche anno hanno ricominciato a fare gli anglicani.torto. Personalità dal «fascino addirittura magnetico», che «per alcuni cattolici è già diventato quasi un padre comune della chiesa», Lutero, dopo aver tentato invano di convincere papa e vescovi ad attuare la riforma da lui stesso prefigurata, «dal momento che i vescovi si rifiutavano di procedere», «dovette accontentarsi di un ordinamento d’emergenza».

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Invio Famiglie 2016

2016/06/11

La libertà deviata che ha animato Lutero

(da “La Nuova Bussola Quotidiana)

Su You Tube c’è un video caricato il 9 maggio 2014 in cui compare François Hollande che afferma: “Se si crede, come nel mio caso, nella Repubblica, arriva il momento in cui bisogna passare per la massoneria”. Vedere per credere e apprezzare - link.

Sto in Francia in uno dei seminari in cui insegno storia della chiesa. La mattina devo fare un percorso in macchina e sento la radio. Il 7 dicembre c’era la notizia della vittoria del Fronte Nazionale di Marie le Pen e un coro di commentatori affermava con sicurezza che la repubblica e la democrazia erano in pericolo. Di fronte a questo “pericolo” alcuni candidati socialisti facevano appello alla destra di Sarkosy per unire le proprie forze contro gli antirepubblicani.

In che senso si può sostenere che siano antidemocratiche e antirepubblicane elezioni in cui nessun partito mette in discussione la repubblica e la democrazia? Per capirlo bisogna forse ricorrere alle parole di Hollande. In un paese che ha posto il suo credo nella laicità massonica, in un paese che ritiene che la forza della sua anima, la propria identità, riposi nel disprezzo e nella lotta alla chiesa cattolica, la resistenza nei confronti dell’islam è semplicemente impossibile.

Fa parte della storia della Francia l’attitudine a proiettare verso l’esterno le difficoltà che paralizzano la vita della nazione. Anche ai nostri giorni la storia si ripete. Perché nonostante le roboanti espressioni belliche cui i francesi, a cominciare dall’invasione della Libia, ci hanno abituati, contro l’islam e contro lo stato di sudditanza in cui riduce i non islamici, in Francia non c’è proprio storia. La partita è persa prima di cominciare perché negli ultimi decenni (per certi versi negli ultimi secoli) i francesi sono stati abituati a tollerare (a “rispettare”, dicono loro) ogni tipo di insulto oltre che alla fede cattolica allo steso buon senso. Per chiarire quanto sto dicendo porto qualche fatto che mi hanno raccontato i seminaristi e i sacerdoti con cui lavoro. La scorsa settimana a La Seyne sur Mer, un piccolo centro della Provenza nei pressi di Tolone, in pieno centro, alle 6,30 del mattino, un magrebino con una pietra ha spezzato i piedi della Madonna posta su una colonna al centro della facciata della chiesa parrocchiale (vedi foto), senza che le persone presenti avessero nulla da obiettare. Sempre la settimana scorsa, a Montpellier, alle undici di notte due seminaristi in macchina hanno sorpreso 3 minorenni musulmani che lanciavano pietre contro un lampione: hanno provato a fermarli col risultato che sono stati presi a sassate loro con il parabrezza della macchina andato in frantumi. Denunciato l’episodio alla polizia la non punibilità dei minorenni ha impedito si potesse tutelare l’ordine, il rispetto delle proprietà private e collettive, anche se l’identità dei giovani è nota, come nota è la loro abitudine a lanciare pietre.

A Marsiglia un sacrestano ha sorpreso all’interno di una chiesa due giovani nudi che stavano per fare l’amore: nessun segno di vergogna o di imbarazzo da parte loro, salvo un manifesto fastidio per essere stati interrotti. Un parroco di Tolone ha impedito a un magrebino di urinare dentro la sua chiesa. All’indomani degli attacchi parigini, per esempio a Béziers, i quartieri musulmani hanno festeggiato la carneficina fino a notte inoltrata. I piccoli fatti di cui sono venuta a conoscenza io, ma figurarsi quanti altri ne sono capitati, sono avvenuti tutti nell’arco degli ultimi dieci giorni. Questo stato di intimidazione permanente in cui vive la popolazione non musulmana, la tolleranza dell’inciviltà quotidiana costruita sul mito del multiculturalismo e della laicità repubblicana, sono possibili grazie al sistematico disprezzo per la storia della Francia cattolica, ovunque diffuso a partire dalla scuola. Nei quartieri in cui la presenza musulmana è alta, la scuola repubblicana irride alla tradizione cattolica in tutti i modi, a cominciare, per esempio, dalla celebrazione del carnevale nel giorno del venerdì santo.

Risultato dell’odio per la chiesa è la formazione nel corso dei decenni di enclaves musulmane, quasi piccoli stati nello stato, che, come ovvio, tendono ad uscire dal loro ghetto per conquistare l’intero spazio urbano. L’intera nazione. Era successo allo stesso modo all’epoca della diffusione del credo calvinista: con violenze, intimidazioni, saccheggi delle regioni centro-meridionali resi possibili grazie all’intervento della “internazionale protestante”, gli ugonotti erano riusciti a costruire sul suolo francese un reticolato di città stato rette da illuminati calvinisti, nella prospettiva di trasformare tutta la Francia in una nazione riformata. Al tempo dei ripetuti tentativi dell’islam di prendere piede in Provenza grazie alla pirateria, al tempo della diffusione, sempre in Provenza, del credo e delle violenze catare, come al tempo degli ugonotti, la Francia, nonostante tutto, è riuscita a difendere la sua storia e la sua anima cattoliche. “Se si crede, come nel mio caso, nella Repubblica, arriva il momento in cui bisogna passare per la massoneria”: a stare ai fatti, mettendo la propria fede nella repubblica delle logge, i francesi non hanno fatto un grande acquisto. Hanno semplicemente perso la loro anima.

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