Augusto del Noce

2019/05/16

Del Noce e il delicato rapporto fra politica e cattolicesimo

Mentre in Polonia si formavano la tempra morale e il genio intellettuale di Karol Wojtyla e i cardinali polacchi non si avventuravano ancora nei meandri dei tombini di Roma, anche in Italia esisteva una prestigiosa intellighentia cattolica, che non sempre era nel giusto, che però sempre era caratterizzata da un pensiero forte, colto e strutturato. Un pensiero quindi confutabile sulla base di argomentazioni razionali.

C’erano da una parte i cattolici-comunisti con in testa Franco Rodano, dall’altra una singola individualità che pensava, scriveva e agiva fuori da qualsiasi schema di pensiero consolidato. Un isolato di genio. Un profeta, si potrebbe dire anche. Quando preparavo l’esame di ammissione alla scuola di economia e politica diretta da Franco Rodano e Claudio Napoleoni, ho portato come testo di riferimento Il problema dell’ateismo di Augusto del Noce. Già il titolo la dice lunga. In un momento in cui non solo la diplomazia vaticana, ma tutti i maggiori intellettuali e politici dell’epoca ritenevano l’affermazione planetaria del marxismo ineluttabile, Del Noce percorreva un’altra strada. La strada dell’uso rigoroso della ragione che non indulge a mode ma si fida solo dell’analisi dai dati di cui dispone. E così da un’attenta analisi del marxismo, dei suoi presupposti e delle sue conseguenze (“la non-filosofia di Marx è annullamento della filosofia”), Del Noce profetizzava l’ineluttabile scacco dell’ateismo marxista che sarebbe inevitabilmente precipitato nel nichilismo.

Tanti i paradossi, tanti i ribaltamenti di prospettive filosofiche che pure sembravano assodate. Una per tutte. Del Noce sovverte il rapporto che si pensava scontato fra morale e politica in Machiavelli e in Marx: “il machiavellismo separa morale da politica, proprio perché in esso permane l’utopia cristiana; viceversa Marx riconcilia morale e politica proprio per la sua negazione di questa antropologia”; “alla subordinazione cristiana di politica a etica deve sostituirsi nel marxismo l’assorbimento dell’etica nella politica”. Nel Cattolico comunista Del Noce riprende il suo rapporto di confronto-scontro con Franco Rodano perché il marxismo è tutt’altro che “un momento di purificazione del cristianesimo”.

L’occasione di parlare di Del Noce e delle caratteristiche del pensiero cattolico italiano nel secondo dopoguerra mi è stata offerta dalla lettura del bel saggio di Luca del Pozzo Filosofia cristiana e politica in Augusto Del Noce (Roma 2019, pp. 263, euro 18) che affronta in modo specifico il problema del rapporto fra politica e cattolicesimo. Rapporto che serve tenere presente per contrastare la deriva irrazionale della situazione politica italiana.

Certo, seguire Del Noce nella strada complessa dei suoi ragionamenti esige lavoro, dedizione, fatica. Si tratta di una fatica che vale la pena di fare? La domanda non è retorica, è che per essere liberi bisogna avere cultura. Cioè bisogna lavorare. E questo, oggi, a cominciare dai tombini, non è scontato.

Angela Pellicciari

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