LIBRI

  • Una storia della chiesa
  • Martin lutero
  • Memorie per la storia dei nostri tempi
  • Risorgimento da riscrivere
  • L altro risorgimento
  • I panni sporchi dei mille
  • I papi e la massoneria
  • Leone xiii in pillole
  • La gnosi al potere
  • Risorgimento anticattolico
  • Family day roma madrid

Una storia della Chiesa

Papi e santi, imperatori e re, gnosi e persecuzione (edizioni Cantagalli, 2015)



Una storia della chiesa

Trecentocinquanta pagine per una storia della Chiesa? Poche.

Sufficienti però per tracciare una sintesi articolata delle caratteristiche della Chiesa attraverso i secoli. Leone XIII scrive nella Saepenumero considerantes composta nel 1883: «la scienza storica sembra essere una congiura degli uomini contro la verità». Questo libro parla di fatti, documenti, storie, profezie, peccati e santità, che permettono di distinguere il vero dal falso, la propaganda anticattolica dall’effettiva realtà ecclesiale. Che raccontano la gloria della vita dei martiri e dei santi accanto alle concrete difficoltà, ambiguità e compromessi dei rapporti dei pontefici col potere temporale.

Si tratta di una sintesi, e, come tale, personale. Questo il motivo dell’articolo indeterminativo una usato nel titolo. Una perché sono stati scelti, fra i tantissimi, quegli avvenimenti che possono aiutare a comprendere i principali nodi, sfide e difficoltà che la Chiesa si è trovata ad affrontare nel corso del tempo.

La gnosi al potere

(edizioni Fede&Cultura, 2014)



La gnosi al potere

Questo libro parla di gnosi, cioè del tentativo di alcuni, che si ritengono migliori degli altri, di imporre la propria volontà a tutti, in modo particolare ai cattolici. Gli italiani devono farla finita con la loro cultura e la loro religione e devono piegarsi anch’essi al credo gnostico definito capace di generare progresso e felicità nella libertà. Libertà di fare gli affari propri.

A partire da quando i liberal-massoni si impadroniscono dell’Italia e di Roma fino ai nostri giorni, passando per le contorte vicende dell’unione europea che rigetta le radici cristiane del continente, vengono analizzate le contraddizioni e la sconfinata sete di potere delle élites illuminate che, con la teoria dei gender e dell’educazione alla libertà sessuale fin negli asili, pretendono perfino di scomporre e ricomporre a loro piacimento le caratteristiche fisiche e morali della natura umana.

Memorie per la storia dei nostri tempi

Memorie per la storia dei nostri tempi (edizioni Ares, 2013)



Memorie per la storia dei nostri tempi

Sacerdote e giornalista, amico del Papa (fu lui a coniare il motto, attribuito a Pio IX, «né eletti né elettori») e conosciuto a Corte, elemento di spicco del panorama culturale ottocentesco, Giacomo Margotti racconta il Risorgimento come lo ha vissuto, giorno per giorno. Come un coraggioso giornalista d’inchiesta dei nostri tempi ebbe una vita avventurosa e scampò miracolosamente a un attentato il 27 gennaio 1856. Ci ha lasciato un documento storico eccezionale, davvero unico, che riporta in vita fatti e fonti dell’epoca, imprescindibili per rispolverare la memoria dell’Unità d’Italia e per capire la nostra Storia.

Giacomo Margotti, sacerdote di San Remo trapiantato a Torino, è un protagonista assoluto dell’Ottocento italiano. Giornalista e teologo (fu tra l’altro caporedattore del giornale L’Armonia), si mosse sulla scena politico-culturale del tempo motivando dettagliatamente e in punta di penna la sua fiera critica al Piemonte liberale. Seppure in vita Margotti abbia goduto di amplissima visibilità, guadagnandosi considerazione universale, destando ora ammirazione ora timore (tra gli avversari) per la profondità di analisi e la lucidità di esposizione delle sue idee, oggi il suo nome è quasi del tutto sconosciuto ai più e il suo libro era finora introvabile. Questo perché se sono i vincitori a scrivere la Storia, restano cancellate le tracce degli oppositori che ne denunciano soprusi e ingiustizie. E le Memorie di Margotti non fanno eccezione, dal momento che descrivono nei dettagli l’inaudita violenza dell’élite risorgimentale contro la Chiesa e la popolazione, documentando in presa diretta come corruzione e tradimento siano state le armi principali utilizzate dall’esercito sabaudo nella campagna di unificazione.

La storica Angela Pellicciari è la curatrice del volume. Autrice di successo, per Ares ha pubblicato in numerose edizioni e presenti in catalogo Risorgimento da riscrivere, L’Altro Risorgimento e I Papi & la Massoneria.

Martin Lutero

(edizioni Cantagalli 2012)



Martin lutero

Giornalisti, uomini di cultura e, in generale, la nostra classe dirigente, sono estimatori della Riforma protestante. Le nostre difficoltà, non ultime quelle economiche, sarebbero imputabili all’impermeabilità di noi italiani al vangelo della libertà proclamato da Lutero. A quasi cinquecento anni di distanza vale la pena di domandarsi se questa valutazione corrisponda al vero oppure no. Capita con Lutero come all’epoca di Maometto: nel giro di qualche decennio l’orizzonte politico-religioso-economico-culturale cambia completamente. Perché? Che tipo di stato e di cultura si affermano con la Riforma? Martin Lutero risponde a queste domande a partire da cosa Lutero ha scritto, predicato e insegnato. Una lettura dettagliata ed argomentata che offre non pochi spunti di riflessione.

L’altro Risorgimento

(edizioni Piemme 2000, Ares 2011)



L altro risorgimento

In questo secolo la storiografia liberale, sia laica che cattolica, ha dimenticato i fatti e ha messo la sordina alla stampa e alla storiografia cattoliche dell'Ottocento col risultato che, oggi, si conoscono solo le ragioni liberali, cioè dei vincitori.

Eppure in decine di encicliche e allocuzioni Pio IX afferma che le cose non stanno come la propaganda liberale vuol far credere e denuncia la lotta senza quartiere che le società segrete, a cominciare dalla massoneria, conducono in tutto il mondo contro la Chiesa cattolica.

Qual è la verità? Questo libro si propone di cercarla.

Risorgimento anticattolico

(edizioni Piemme 2004, Fede&Cultura 2011)



Risorgimento anticattolico

Il Risorgimento fu il più grande e spietato attacco al cattolicesimo e alla società cristiana mai avenuto nel corso della storia italiana. I fatti che non si vogliono ricordare di una vicenda tutta da riscrivere.

I panni sporchi dei Mille

(edizioni Cantagalli 2011, Liberal 2003)



I panni sporchi dei mille

L’invasione del Regno delle Due Sicilie e i sistemi con cui fu preparata e realizzata sono ben lontani dall’oleografia risorgimentale a cui siamo stati abituati. Attraverso le dirette testimonianze scritte (epistolari, diari e pamphlet, recuperati con un paziente lavoro di archivio) di tre esponenti di primo piano del mondo liberale e pro-Savoia, vengono alla luce i lati spesso inconfessabili degli avvenimenti che portarono la dinastia piemontese alla conquista del Sud d’Italia. I tre involontari testimoni ‘a carico’ dei Mille sono il segretario della Società Nazionale, Giuseppe La Farina, l’ammiraglio Carlo Pellion di Persano e il deputato Pier Carlo Boggio. Nel suo saggio introduttivo a questa nutrita documentazione originale e ‘al di sopra di ogni sospetto’, Angela Pellicciari ricostruisce le tappe di una vicenda che è sempre stata raccontata con unilaterale indulgenza e ci costringe a rivedere molti luoghi comuni.

Leone XIII in pillole

(edizioni Fede&Cultura 2010)



Leone xiii in pillole

All'epoca di Leone XIII (1878-1903) la chiesa è sotto attacco: liberalismo, massoneria e socialismo vogliono la distruzione della religione cattolica e della civiltà cristiana. Cosa deve fare la chiesa? Difendere la verità.

Il Magistero di Leone XIII incarna, come dice Benedetto XVI, “una Chiesa capace di affrontare senza complessi le grandi questioni della contemporaneità”: vale la pena di conoscerlo. Anche se in pillole; anche se per brevi definizioni. Abbiamo pensato di farlo creando una specie di piccolo dizionario dei concetti e delle questioni più significative.

Family Day

Roma-Madrid, e dopo? (edizioni Fede&Cultura 2008)



Family day roma madrid

Papà e mamma? No. Non è politicamente corretto. Meglio progenitore A e progenito- re B. Così non si discrimina nessuno. Ma papà e mamma chi discriminano? Quanti vogliono avere figli e sono dello stesso sesso. Papà e mamma sono omofobi. E vanno aboliti.

Family Day è un sintetico racconto di come si è arrivati al rifiuto del senso comune. Di come l’unica istituzione che combatta contro la fine del diritto naturale sia la Chiesa cattolica. Di come il papato continui anche oggi a svolgere un ruolo profetico in difesa dei più piccoli e dei più poveri. Di come Roma e l’Italia, che ospitano la sede di Pietro, abbiano lo straordinario privilegio di essere baluardo della civiltà umana. Anche in tempi di abdicazione del ruolo metafisico della ragione e dello stesso rifiuto del buon senso.

Roma-Madrid: perché i cattolici scendono in piazza? Family Day illustra la genesi politica, culturale e religiosa delle giornate della famiglia. L’urgenza della difesa della vita dallo strapotere dei governi di ispirazione gnostica e socialista. Anche quando a guidarli sono politici che si dichiarano cattolici.

I papi e la massoneria

(edizioni Ares 2007)



I papi e la massoneria

Che cos'è la massoneria? Una associazione filantropica, o un occulto centro di potere? Persegue il bene dell'umanità o, in nome di splendidi ideali (fratellanza, uguaglianza, scienza e progresso), assomma nelle proprie mani un potere sconfinato? Quando i massoni parlano di morale, si riferiscono a quella comunemente definita tale, oppure a un insieme di regole rivoluzionarie elaborate nel segreto delle logge e destinate a essere fatte proprie dall'intera umanità? Quando i massoni parlano di libertà , hanno in mente il rispetto della libertà di tutti o, negando il diritto naturale e la distinzione fra bene e male, di fatto riducono le persone, private di volontà , a una massa di individui eterodiretti?

Chiesa cattolica e massoneria sono da sempre su fronti contrapposti e, al di là della propaganda, inconciliabili. L'Autrice si ripromette di fare luce sulla massoneria moderna ricorrendo al magistero pontificio illustrato con considerazioni di tipo storico-documentale. La voce dei Papi risuona così in tutta la sua attualità, profondità e profeticità. «La massoneria è un nemico della Chiesa», puntualizza mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro nella Prefazione, «nasce con questa inimicizia e persegue la realizzazione di questa inimicizia con la distruzione della Chiesa e della civiltà cristiana e con la sostituzione a essa di una cultura e di una società sostanzialmente ateistiche, anche quando si fa riferimento all'architetto dell'universo» (pp. 320).

Risorgimento da riscrivere

(edizioni Ares 1998)



Risorgimento da riscrivere

L'unità d'Italia è stata cucita a spese della Chiesa. Il processo storico di unificazione dal 1848 al '61 si è svolto contestualmente a una vera e propria guerra di religione condotta nel Parlamento di Torino - dove tra i liberali siedono i massoni - contro la Chiesa cattolica. I liberali aboliscono tutti gli ordini religiosi della Chiesa di Stato, spogliano di ogni avere le 57.492 persone che li compongono, sopprimono le 24.166 opere pie, lasciano più di 100 diocesi senza vescovo, impongono al clero l'obbligo di cantare il Te Deum per l'ordine morale raggiunto, vietano la pubblicazione delle encicliche pontificie, pretendono siano loro somministrati i sacramenti nonostante la scomunica, e, come se nulla fosse, si proclamano cattolici.

Perché? Perché proprio lo Stato sabaudo, che si dice costituzionale e liberale, alla guida del moto risorgimentale dedica accanite sessioni parlamentari per la soppressione degli ordini religiosi? Con quali motivazioni ideologiche, morali, politiche e giuridiche? Sulla base di una mole impressionante di fonti originali, Angela Pellicciari dimostra che colpendo il potere temporale della Chiesa s'intendeva annientarne la portata spirituale. Dell'iconografia tradizionale resta un Ottocento tormentato, certo spregiudicato, molto meno romantico, che apre a una più piena comprensione delle difficoltà riscontrate fino a oggi nell'evoluzione della nostra identità nazionale (pp. 336).


dall'articolo "Scuse al Vaticano per l'Unità d'Italia", Libero 12-09-09

L’altro giorno alla festa dei giovani del PdL ad Atreju il premier Silvio Berlusconi, con una battuta, ha mandato all’aria 150 anni di storiografia ufficiale. Sponsorizzando il mio primo libro Risorgimento da riscrivere (Ares), ha testualmente detto: «In preparazione per l’anno 2011 del centocinquantenario della storia d’Italia consiglio a tutti, ragazzi e meno ragazzi, di andare a rivedere la nostra storia degli ultimi 150 anni», perché «è stata raccontata in una maniera diversa dalla realtà e quindi credo che, per una esigenza di verità, sia bene per tutti andarsi a rinfrescare la memoria e correggere ciò che è stato scritto erroneamente».

Un’altra esigenza di verità è stata sottolineata da Berlusconi, quella relativa all’occupazione italiana della Libia: «Ho chiesto perdono alla Libia per ciò che gli italiani avevano fatto verso il popolo libico». Cosa c’entra la Libia con l’unità d’Italia? C’entra.

Quando praticamente tutto il mondo protestante, liberale e massonico cospirava per l’unificazione italiana formato Savoia, per giustificare l’invasione sabauda è stata propagandata una versione dei fatti radicalmente falsa. Versione che fino a oggi nessun presidente del Consiglio si era mai neanche lontanamente sognato di mettere in dubbio.

La vulgata da correggere

Secondo la leggenda Vittorio Emanuele II sarebbe andato a liberare i popoli gementi sotto il malgoverno pontificio e borbonico. In realtà i popoli hanno pianto, e molto, dopo la liberazione. I Savoia e i loro governi dichiaravano di muoversi in nome di una moralità superiore a quella degli altri Stati: in nome di una monarchia liberale e costituzionale. Se non che, mentre l’articolo 1 dello Statuto dichiarava la religione cattolica unica religione di Stato, sono stati soppressi tutti gli ordini religiosi della Chiesa di Stato. E così, nel corso di circa venti anni, 57.492 persone, tanti erano i membri degli ordini religiosi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case, privati del lavoro, della missione, della vita che liberamente avevano scelto.

I beni degli ordini religiosi sono in gran parte svenduti ai liberali (l’1% della popolazione) che si appropriano per due lire dell’ingente patrimonio artistico e culturale accumulato nel corso del tempo dall’Italia cattolica. Migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi, quadri, sculture, oggetti sacri ecc. inghiottiti in un battibaleno. Oltre a ciò, più di cento sono le diocesi italiane lasciate senza vescovo, mentre i preti che non cantano il Te Deum - per l’ordine morale che trionfa - sono imprigionati e multati (nel 1859 è entrato in vigore un nuovo codice di diritto penale che toglie al clero qualsiasi libertà di parola). Lo storico marxista Emilio Sereni parla di 2.565.253 ettari di terra appartenenti alla Chiesa o al demanio alienati e venduti. Quali le conseguenze? Povertà diffusa, carceri strapiene, ingiustizia dilagante, smisurato aumento della tassazione, crollo del numero di proprietari terrieri.

L’enciclica di Pio IX

Una propaganda martellante, che ancora oggi perdura, cerca di giustificare la cura liberale in nome della presunta arretratezza culturale e morale dell’Italia preunitaria. È così che la storia si è trasformata, per dirla con Leone XIII, in una «congiura contro la verità». Elencando i meriti dell’Italia cattolica, nell’enciclica Nostis et nobiscum del 1846, Pio IX ricorda fra l’altro come, proprio grazie al cattolicesimo, l’Italia non abbia partecipato alla conquista del mondo cui le altre nazioni si erano abbandonate.

Papa Mastai scrive che la fede «distolse gli animi degl’Italiani da quella luce passeggera di gloria, che i lor maggiori, soprastando essi nelle armi, avevano riposto nell’incessante tumulto delle guerre, nell’oppressione degli stranieri, e nell’assoggettare a durissimo servaggio quel maggior numero di uomini che per loro si potesse». Invece di fare guerre di conquista coloniale, gli italiani hanno eccelso in opere di misericordia: «Di qui nelle precipue città dell’Italia, templi meravigliosi, ed altri monumenti dell’evo cristiano, edificati non già per mano di uomini gementi sotto intollerabile schiavitù, ma eretti dallo zelo di spontanea carità; e per tutto pii Istituti, quali per l’esercizio della Religione, quali per l’educazione della gioventù, quali per coltivare a dovere le lettere e le arti, quali per conforto degl’infermi, quali per sollievo dei bisognosi».

La celebrazione del centocinquantenario dell’Unità d’Italia è causa di polemiche a non finire. Ci si ripromette di tutto. Si è anche pensato di organizzare a Gaeta una poco probabile riconciliazione tra “borbonici” e “piemontesi”! Si evita però accuratamente di fare i conti col convitato di pietra: Pio IX. Si elude lo scoglio centrale: la chiesa e, quindi, il popolo italiano.

E se, per celebrare l’unità d’Italia secondo giustizia e verità, chiedessimo perdono agli italiani e alla Chiesa di allora? Se facessimo con noi stessi quello che il nostro premier ha avuto il coraggio di fare con la Libia? Torneremmo a essere una grande nazione, con una storia formidabile che dura da più di 2000 anni.


dall'articolo: "Le belle parole sul risorgimento che fanno a pugni con la realtà", Libero 25-09-09

Ma quanto sono belle le belle parole! Bisogna ammetterlo: le belle parole sono musica per le nostre orecchie. E Circe era un pericolo molto serio per Ulisse! Dunque: vanno ancora di moda le espressioni suadenti da tanti decenni in voga per definire il nostro Risorgimento: moralità, costituzione, libertà, lotta all’oscurantismo e al dogmatismo, libera chiesa in libero stato. Nei nostri giornali è tutto un fiorire di bei ricordi. E, quando non ci si abbandona al come eravamo (sottinteso bravi), l’attacco personale è sempre a portata di mano e sempre efficace: “Angela Pellicciari è una studiosa seria ma anche molto militante”. Di qui al parogone con Ahmadinejad il passo è breve ed obbligato. A suggerirlo è un giornalista carico di anni e di imparzialità professionale.

Possibile? Sì. Qualche tempo fa’ sono stata accusata di filonazismo ed oggi, in stretta continuità, si passa all’analogia con chi l’olocausto continua a negare. Viene da chiedersi: chi difende il Risorgimento non ha altri argomenti da utilizzare?

Da parte mia continuo testardamente a raccontare fatti. Non parole. Questi giorni, per esempio, viene ricordata la massima cavouriana (che cavouriana non era, ma del cattolico conte di Montalembert) “libera chiesa in libero stato”. Nessuno la contesta. Ma nessuno spiega nemmeno come sia stato possibile che, in nome della libera chiesa, il Regno di Sardegna prima ed il Regno d’Italia poi, abbiano soppresso tutti gli ordini religiosi, ne abbiano incamerato (derubato) i beni ed abbiano ridotto frati e monaci a mendicanti senza casa, senza libri, senza lavoro. In nome di quale libertà Cavour ha proibito la circolazione delle encicliche di Pio IX? Che libertà è quella degli articoli 268, 269 e 270 del codice penale piemontese che comminano multe e carcere ai sacerdoti che osano mettere in dubbio i dogmi della libertà liberale? Tanto per citarne uno, l’articolo 268 punisce “severamente i sacerdoti pei peccati di parole, d’opere e di omissioni, che commettessero contro la libertà. Al sacerdote che pronuncia in pubblica adunanza un discorso contenente censura delle istituzioni e delle leggi dello Stato duemila lire di multa e due anni di carcere… Al sacerdote che coll’indebito rifiuto dei propri uffizi turba la coscienza pubblica o la pace delle famiglie, duemila lire di multa e due anni di carcere”.

Come si risolve una contraddizione tanto stridente: come conciliare il desiderio manifesto di annientare la chiesa col proposito dichiarato di difenderne la libertà?

Per capire come l’élite liberale sia riuscita nella quadratura del cerchio, basta analizzare il discorso che Carlo Cadorna fa alla Camera subalpina il 20 febbraio 1855. Cadorna, a nome della maggioranza di governo, sta illustrando le ragioni che inducono a sopprimere, in nome della libertà, 35 corporazioni religiose del cattolico Piemonte.

Cadorna parte dalla causa prima: Dio. E’ per volontà divina, sostiene, che esistono sia il potere spirituale sia quello temporale. Quale la differenza? Semplice: al potere spirituale compete l’autorità sull’anima, vale a dire sui “pensieri, le aspirazioni e le credenze”, tutto il resto appartiene al potere temporale che, a volte, ed erroneamente, Cadorna confonde col potere materiale. Messe così le cose la conseguenza è ovvia: tutto ciò che si vede è di competenza dello stato, quanto non si vede (l’anima per l’appunto) di competenza del papa. E pertanto, stabilisce Cadorna, le proprietà della chiesa “non divengono spirituali per ciò solo che sono destinati al culto”. I beni della Chiesa insomma sono a buon diritto beni che, in quanto visibili, appartengono a pieno titolo allo Stato che può disporne a piacimento.

Il Corriere del 18 settembre titolava a tutta pagina: “Quel sogno fallito di Cavour/ La separazione fra stato e chiesa, che lui avrebbe voluto, viene tradita da 150 anni”. Bellissime parole. Belle parole davvero!

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